MEDEA
MEDEA
Mam horom curke è un luogo comune linguistico polacco.
La frase è disgrafica. Si pronuncia in maniera simile, ma l’ortografia dovrebbe essere: “Mam chorą córkę”, vuol dire letteralmente “ho una figlia malata”, ma il significato profondo sfugge se non si coglie l’intertesto. Stereotipicamente, la frase viene pronunciata da donne che:
1) vivono di assegni famigliari ed altri sussidî, non hanno gli strumenti per cercare lavoro, o spesso per vari motivi non hanno la possibilità di mantenerlo, e sono costrette a trattare la prole da fonte di reddito, ed il sentire comune delle persone “benpensanti” pensa sia una scusa per continuare a parassitare l’assistenza sociale. Molto spesso, infatti, le donne spendono gli assegni famigliari per comperare da bere, soprattutto per i loro compagni, l’alcolismo da superalcolici in Polonia è molto diffuso, invece che per le figlie cui teoricamente sarebbero destinati;
2) vivono una condizione mentale, e spesso anche fisica, certamente non cercata, ma capitata per una serie di eventi ai quali non hanno potuto opporsi, che impedisce loro di evolversi, fosse soltanto per imparare l’ortografia.
Dove sta la violenza? Ma nel fatto stesso che tali Medee non possano fornire alle figlie nessun esempio positivo di vita adulta. Senza punti di riferimento le bambine cresceranno riproducendo la “formam mentis” delle vinte, cioè delle donne che riducono sè stesse al ruolo di semplici macchine di riproduzione fisica, dipendenti in tutto dall’elemosina elargita dallo Stato o dagli enti locali. Queste bambine non per forza sono maltrattate fisicamente, ma sono private del futuro, condannate a perpetuare il ruolo una volta che anch’esse saranno adulte. Una coazione a ripetere che non ha fine.
Titolo: Medea
Tecnica: ricamo
Materiali: lenzuolo bianco, non nuovo, filo da sutura nero, bottiglia di vodka vuota
Misure: installazione, 1mt x 1mt
Anno: 2024
